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PROSPETTIVA ANOTTICA: teoria e applicazioni

di OlivierAuber (ingegnere, artista e imprenditore)

Traduzione dal francese di Lello Masucci
http://www.wikielettroart.net/wordpress/?p=188

“La meraviglia è la fonte della conoscenza: colui che cessa di meravigliarsi cessa anche di conoscere” Ernst Gombrich

Riassunto biografico: http://perspective-numerique.net/PDF/BioOlivierAuber.pdf
Email: olivier.auber@telecom-paristech.fr
lavoro: http://perspective-numerique.net
altri progetti in corso o completati: http://km2.net
Generatore POETICO: http://poietic-generator.net

Parole chiavi:
prospettiva, rappresentazione, immaginaria, emergenza, modellazione, legittimità, individuazione, paradigma.

Il punto di partenza di questa ricerca è una tesi da me redatta in una prima versione nel 1986, poi in un secondo momento dal 1995, alla fine di un’esperienza di rete denominata “Generatore Poetico[1]” (GP), condotta nel dipartimento di computer science (INFRES) di Telecom ParisTech parte sperimentale della Internet[2].

Il GP, nelle sue diverse versioni (centrato e acentrato), mette chiaramente in evidenza i termini della tesi in questione: con l’emergere delle reti e del digitale, noi staremmo per costruire – e per acquisire culturalmente -, due nuove “prospettive”, non più visive, ma “anottiche”, vale a dire non-ottiche, in rotta con la prospettiva spaziale, che è il nostro modello di rappresentazione più importante dal Rinascimento. Queste due prospettive sono dette “temporale” e “digitale”.

Queste nuove prospettive anottiche, particolarmente pregnanti per le reti sincrone come Twitter, Facebook, Skype, ecc, di cui il GP è un modello, sarebbero diventate il filtro principale per le decisioni comuni (doxa) che ci accolliamo su sistemi in rete; decisioni che orienterebbero, ad esempio, i nostri atti e i nostri usi in materia di telefonia mobile, di video giochi, di energia o di servizio bancario… Per contagio, come è avvenuta la diffusione nelle menti del modello della prospettiva spaziale nel Rinascimento, si sono diffuse le decisioni sull’insieme degli oggetti tecnici che ne sarebbero stati interessati: automobile, città, architettura, cibo, medicinali, protesi del corpo, ecc.

L’emergere di queste due nuove prospettive costituirebbe un reale cambiamento di paradigma nella fantasia della tecnica. Infatti si potrebbe effettuare un ribaltamento dell’opinione (doxa) attuale (giudizio estetico per desiderio mimetico, etc.) verso una certa conoscenza concettuale (dianoia) relativamente diffusa della maniera in cui la doxa stessa si forma e si esercita in noi.

Questa ricerca mira a trovare le chiavi per comprendere l’influenza di queste nuove prospettive sull’ immaginario, attraverso la sperimentazione, la modellazione matematica, la ricerca epistemica, antropologica e la prospettiva. Essa è particolarmente dedicata a valutare le conseguenze di questo cambiamento di paradigma per la progettazione, la creazione e l’innovazione. Al fine di fornire un insieme di strumenti concettuali per l’uso del nuovo “modo con cui noi possiamo utilizzare questo nuovo concetto di prospettiva sia che siamo scientifici, progettisti, industriali, politici o semplicemente uomini.

DETTAGLIO DESCRITTIVO

Questa ricerca è costituita da tre componenti in vari stadi di avanzamento (valutazione: X / 10) riassunte qui di seguito:

1) epistemica (8/10)

2) matematica, applicativa e sperimentale (5/10)

3) antropologica e prospettica (6/10)

La metodologia proposta si basa sul Generatore Poetico (GP) come un oggetto sperimentale, riconosciuto da molti autori[3] come un modello molto promettente del sistema di interazione collettiva con funzionalità capaci di far emergere forme. Secondo uno studio condotto presso l’Università del Colorado[4], che lo ha preso come mezzo di investigazione, si pensa che questa esperienza inizialmente vista come un’opera d’arte, contenga anche un forte potenziale scientifico.

Il GP è un’esperienza di interazione sincrona muti-utenti. Ogni utente controlla una parte determinata (per esempio un mosaico di 20 pixel x 20 pixel) di un’immagine realizzata attraverso la giustapposizione dei mosaici individuali. Un circuito di feedback viene stabilito tra ogni immagine e l’immagine globale a cui ciascuno contribuisce, ma che nessuno controlla in particolare. Così, si verifica sperimentalmente che il disegno generale oscilla tra gli stati del caos (di massima complessità) e stati di strutturazione astratti o figurativi globali (di minima complessità).

Il GP è disponibile in due versioni, centrato e decentrato, che costituiscono dei modelli che permettono di osservare in un laboratorio aperto su Internet il funzionamento delle due prospettive anottiche in questione:

1) la prima prospettiva che il GP consente di osservare, considera come “punto di fuga” un server, simile a quelli che noi siamo abituati ad utilizzare per aggregare i nostri scambi: Google, Facebook, Twitter, Apple Store, i Servers di borsa, il server DNS, ecc. Attimo dopo attimo, emerge da questo punto di fuga un flusso di dati imprevedibile (paragonabile a aggregazioni di messaggi, grafici sociale, indici azionari, ecc.) che emanano una sorta di tempo proprio. È per questo che io chiamo questa prospettiva “temporale”.

2) La seconda prospettiva è fisicamente decentrata. Essa ammette come punto di vista un semplice codice condiviso, attraverso il quale gli utenti, o piuttosto le loro macchine, si riconoscono sulla rete. Come sopra, questa rete produce forme di aggregazioni sincrone o asincrone e l’emergere di forme. Questa rete è strutturata come ultima risorsa da codice arbitrario come segno di riconoscimento, io chiamo questa prospettiva “digitale”. Le reti peer-to-peer sono il caso tipico.

Componente epistemica (8/10):

Riguarda la prima componente situare l’ipotesi delle prospettive anottiche (temporale e digitale), nella storia della scienza e delle idee, comprese quelle relative ai concetti di giudizio e doxa , processo di legittimità e legittimazione standard e l’emergere di standard. La sfida è quella di caratterizzare queste nuove prospettive rispetto a quella del Rinascimento. Quali sono le prospettive reali?

Un punto di partenza risiede nell’opposizione fatta da Platone tra dianoia (conoscenza concettuale) e doxa (il parere, il giudizio comune), opposizione già messa in discussione dal primo concetto di prospettiva che si è appoggiato su una geometrizzazione dello spazio per costruire nuove conoscenze. Quali tipi di conoscenze le prospettive anottiche possono costruire a loro volta?

In seguito, chi ha detto “punto di fuga”, o all’occorrenza “codice di fuga”, induce a pensare che questi punti e questi codici agiscono come “forme simboliche” collocate all’origine della rappresentazione, nell’ordine simbolico (Panovsky, 1927; Gombrich, 1979; Damish, 1987) e politico (Cassirer, 1920). Il concetto di prospettiva implica anche che c’è un “punto di vista” omologo al “punto di fuga”. Quindi, qual è la natura dell’omologo del “codice di fuga” di una rete o di un oggetto tecnico?

Infine, la nozione di prospettiva presuppone che vi siano delle legittime regole specifiche per la costruzione dei dispositivi e delle reti, simili a quelli della “prospettiva legittima” del Rinascimento (Alberti, 1435). Queste regole non sono più geometriche. Esse sono di ordine cognitivo, etico e simbolico e sono necessariamente indipendenti dal “riferimento”, cioè dal punto di vista e dal punto di fuga. Questa ricerca mira a descriverli precisamente.

Componente matematica, applicativa e sperimentale (5/10):

È in questa seconda componente che si propone una formalizzazione teorica di relazioni tra i parametri che determinano la “legittimità” cognitiva della prospettiva anottica realizzata con un sistema di interazione sincrona.

L’interazione tra i partecipanti del GP, preso come modello, è il teatro dei fenomeni comunemente descritti dalle scienze sociali: mimetismo, il riconoscimento di forme, cooperazione, concorrenza, sincronia, ecc. A differenza della vita reale, questi fenomeni sono qui completamente accessibili grazie alla natura del dispositivo sperimentale. È quindi possibile ascoltarli e analizzarli secondo modelli matematici.

Questi modelli matematici provengono essenzialmente da studi condotti presso Telecom ParisTech, da Jean – Louis Dessalles[5], per la comunicazione spontanea (teoria della semplicità, Dessalles 2008) e Yves Guiard[6] ergonomia cognitiva, specialmente su un’estensione della legge di Fitts (Guiard, 2010).

Il principio di base della teoria della semplicità (ST) è che un fattore necessario di interesse è l’inaspettato, definito come una diminuzione della complessità. In altre parole, le situazioni interessanti sono più facili da descrivere che da produrre (qui, semplicità = dimensione minima descrizione nel senso di Kolmogorov). La teoria della semplicità predice correttamente e in dettaglio l’interesse che presentano le coincidenze, le situazioni atipiche, le anomalie, i luoghi notevoli, così come gli effetti di prossimità e di ultimo contatto. Gli scambi con Jean-Louis Dessalles indicano che la ST è interamente applicabile alla descrizione dei fenomeni di emergenza di forme osservati negli esperimenti del Generatore Poetico e che esso è in grado di proporre una matematica.

Inoltre, i lavori di Yves Guiard sulla legge di Fitts (Fitts 1954) permettono di collegare la temporalità dei fenomeni osservati nel GP alla loro complessità (nel senso della teoria della semplicità). Infatti, nella Psicologia sperimentale, nell’ergonomia e interazione uomo-macchina, la legge di Fitts è un modello del movimento umano, che prevede il tempo T richiesto per andare rapidamente da una posizione di partenza a un oggetto di destinazione finale, in funzione della distanza dall’oggetto e le dimensioni dell’oggetto.

Lo stato di minima complessità (cioè quando l’immagine del GP presenta una struttura riconosciuta dagli utenti) può essere considerato un oggetto di destinazione ai sensi della legge di Fitts, vale a dire come un obiettivo che attribuisce il collettivo degli utenti considerato come unico. Questo obiettivo non è determinato in anticipo per sua natura (nessuno può decidere che cosa verrà disegnato né si può prevedere). Si può semplicemente dire che l’oggetto di destinazione è lo stato di complessità minimale, vale a dire lo stato di più grande semplicità, quello che sarà il più “inatteso”. Così, si potrà formare un modello del periodo T d’oscillazione del GP che si osserva sperimentalmente senza che possa essere misurato nel presente.

Ulteriori sviluppi del GP dovrebbero essere intrapresi per consentire esperimenti a larga scala (soprattutto dal mobile), oltre 100 partecipanti simultanei come era successo con le versioni precedenti. Si tratta di sviluppare una funzione di elaborazione del segnale seguendo le basi matematiche citate più sopra per interpretare il flusso di dati risultante dell’esperienza. Questa applicazione valuterà immediatamente la semplicità/complessità delle forme generate e loro variazione nella durata. Se la matematica dei fenomeni è corretta, questo dovrebbe consentire di trovare sperimentalmente il risultato teorico precedente.

Inoltre, delle rappresentazioni visive in 2D e in 3D della dinamica delle forme possono essere realizzate grazie all’applicazione logica al fine di far comprendere intuitivamente i risultati e di promuovere il lavoro realizzato nel quadro di questo progetto.

Questa seconda componente è una collaborazione con Jean-Louis Dessalles e Yves Guiard, per ciò che è matematica, Eric Lecolinet[7] per la parte di rete e di interfaccia uomo-macchina, e il team di Tamy Boubekeur[8] per l’elaborazione del segnale e la visualizzazione 2D/3D.

Componente antropologica e prospettica (6/10):

È in questa terza componente, che si valuta alla luce delle due precedenti, come si prevede la diffusione del modello delle prospettive anottiche a tutti gli oggetti tecnici, delle trasformazioni paragonabili o incomparabili, con quelli tratti dall’invenzione della prospettiva spaziale in particolare nelle pratiche di design e innovazione.

Ascoltando ciò che dice la doxa oggi, si possono rilevare gli effetti delle prospettive anottiche nei differenti campi sociali e presso diverse categorie di attori. Ad esempio, nel campo della tecnologia di consumo, doxa parla di “oggetto avanzato” o “realtà aumentata”. Così, essa infonde l’idea che ci sia una qualche tipo di rete pensante dietro questi dispositivi. Ma la doxa nulla dice in generale sulla struttura di questa rete. Chi sono gli attori? Dove è il suo centro? Come viene eseguito il codice?

In un registro opposto, si può osservare l’attitudine degli hackers che, sfidando le apparenze degli oggetti e delle reti tecniche, si interessano al contrario ai loro codici favorendo alcune regole di vita, dette “etica hackers” (Himanen, 2001).

Come dice Pierre Musso, “l’immaginario di molti attori si confronta”, e con esso, si può presumere che “rappresentazioni sociali e culturali alla fine cristallizzano su concetti e oggetti” (Musso, 2010). Ma, alla luce delle prospettive anottiche, i produttori di “techno – immaginario” (Balandier, 2001): industrie di reti, software, oggetti di comunicazione e altre “tecnologie della mente” (Foucault, 1978), compresi i poteri politici, appaiono soggetti a un fenomeno di selezione darwiniana che trascende i settori sociali e le categorie abituali. Gli Stati, ad esempio, fanno tut’al più la figura di “provider di identità” allo stesso titolo di Google, Facebook o anche le banche? Di conseguenza, su quali concetti e quali oggetti gli attori della questione si vogliono cristallizzare?

Di là dei giochi di alleanze che permettono loro di esistere o coesistere in un modo autopoietico (Varela, 1995), tali gesta dell’immaginario potrebbero essere guidati gradualmente a prendere la piena misura dei nuovi regimi di leggittimità proposti dalle reti.

Questo approccio sembra essere accettato in campo politico, abituato a trattare le questioni di leggittimità (Weber, 1919; Bourdieu, 2000; Legendre, 1997, Rosanvallon, 2008), ma c’è una tale riflessione tra coloro i quali si occupano delle scienze, delle tecnologie e dll’industria?

In un momento dove la doxa fa salire una paura diffusa di presunti psico-poteri che lavorano segretamente per l’abolizione dell’umanità, c’è urgenza di ripensare l’immaginazione della tecnica in pieno sole. Questa ricerca sulle prospettive anottiche intende dare alcuni elementi per affrontare questa sfida.

Bibliografia

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Olivier Auber / recherche en cours / Oct 2010

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[1] Poïétique, du grec Ποιήσις (poien) : faire. Cf. bibliographie : Platon, Valéry, Passeron, Varela, Wunenburger.

[2] Multicast Backbone, préfiguration d’IPv.6

[3] Il Generatore Poetico e i suoi progetti derivati sono riconosciuti come pionieri nelle opere di netart, sono stati presentati a molti eventi scientifici e/o artistici, in Francia e all’estero (Centre Georges Pompidou, Goethe Institute, MIT, Università di Kansai distretto in Giappone)(, ecc.). Esso è ampiamente citato nella letteratura internazionale legata ai recenti sviluppi nell’arte digitale, in Francia da: Jean-Louis Boissier, Edmont Couchot, Norbert Hilaire, Anne Sauvageot, Jean-Michel Cornu, Jean-Paul Fourmentraux e Anne Cauquelin. Gli interrogativi che pone sono stati oggetto di seminari e corrispondenza con Paul Virilio, Francisco Varela, Isabelle Stengers, Jean-Pierre Dupuis, Pierre Lévy, Bernard Stiegler, ecc. Vedi bibliografia.

[4] Elisa Giaccardi : «Interactive art and meta-design: collaboration and co-creation » CaiiA? Star/University of Colorado at Boulder. Cf. bibliographie.

[5] Jean-Louis Dessalles : enseignant chercheur en sciences cognitives, membre du Département Informatique et Réseaux (INFRES) de Télécom ParisTech, associé à la Chaire « Modélisations des imaginaires, innovation et création ».

[6] Yves Guiard : directeur de recherche CNRS, chercheur en ergonomie cognitive au sein du Département Informatique et Réseaux (INFRES) et du Laboratoire de traitement du signal LTCI, CNRS/Télécom ParisTech,

[7] Eric Lecolinet : enseignant chercheur en IHM, membre du Département Informatique et Réseaux (INFRES) de Télécom ParisTech,

[8] Tamy Boubekeur: enseignant chercheur en , membre du Département TSI (Traitement du Signal et des Images) de Télécom ParisTech, associé à la Chaire « Modélisations des imaginaires, innovation et création »
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